mattiaq

Sempre allegri (bisogna stare)

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Antipolitica

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Leggevo questo articolo che dice quello su cui insisto da mesi.
La repulsione per i rappresentanti rischia di diventare (o forse già è diventata) insoddisfazione per i principio di rappresentanza.
I tempi sono maturi per qualcuno che prenda il testimone dai Berlusconi e i Grillo e faccia un ulteriore passo avanti nel rapporto diretto tra elettori e uomo della provvidenza spigliando ulteriormente dei sui poteri il Parlamento.

LA REPUBBLICA: IL PARADOSSO DEL PARLAMENTO   (di ADRIANO PROSPERI)

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?currentArticle=13W73O

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lunedì 5 settembre 11 at 12.34

Pubblicato su Parlamento, Politica

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Alitalia

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E’ da un po’ che speravo che qualcuno mettesse a confronto il piano di Airfrance e quello di Berlusconi per Alitalia. Finalmente qualcosa si muove: l’altro giorno ho trovato questo commento di Gianluca Poscente sul blog di Gianni Cuperlo che mi sembrava abbastanza condivisibile. Ieri Gilioli schematizzava in modo impeccabile la situazione. Oggi ne parlano anche i giornali.

Oltre ai punti che richiamava Gilioli (i costi enormi a carico dello stato, la riduzione della concorrenza per i viaggiatori, l’aumento spropositato di esuberi) non dimentichiamoci il fatto più importante per il futuro della compagnia aerea: l’esclusione (proprio mentre Iberia si unisce a British) dalle grandi alleanze internazionali. Una compagnia nazionale non può aspirare che a un ruolo marginale e ad un orizzonte limitatissimo. In pratica il risultato ottenuto è la cessione del marchio Alitalia ad AirOne che continuerà ad essere quel che era senza nemmeno doversi più preoccupare della concorrenza. In pratica vivrà del monopolio sulla Roma-Milano.

Per l’ennesima volta la reazione del PD è debole e stentata e perdiamo l’occasione di far notare come le politiche del governo Berlusconi siano nocive per il paese.

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venerdì 1 agosto 08 at 12.31

Pubblicato su La pentola di fagioli

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Parlamentarismi

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Spero sia chiaro a tutti che abbiamo cambiato forma di governo, l’Italia non è più un regime parlamentare, ma un sistema presidenziale (dove per presidente si intende il presidente del consiglio dei ministri).

Con questa legislatura penso che possa considerarsi completato il processo di svuotamento del Parlamento.

Si è iniziato con l’abolizione delle preferenze che ha dato maggiore potere ai partiti togliendo il rapporto diretto tra eletto ed elettore. Adesso le liste elettorali sono bloccate e scelte dalle segreterie di partito in modo da premiare l’affidabilità degli eletti ed escludere le personalità indipendenti.

Le varie leggi elettorali riviste in senso sempre più maggioritario hanno permesso una maggiore governabilità, ma non si sono contestualmente aggiornati gli strumenti di bilanciamento e garanzia (ad esempio i quorum) previsti dalla costituzione.

La prassi di assegnare ruoli istituzionali alle opposizioni è stata profondamente ridotta nel corso degli anni. Anche per questo i calendari parlamentari sono in mano alla maggioranza visto che al votro dei capigruppo può sommare quello dei Presidenti dei due rami del Parlamento..

Sono aumentati a dismisura i decreti legge e i voti di fiducia.

Con quest’ultimo governo abbiamo poi avuto numerose innovazioni:

  • è stato superato il controllo preventivo del Presidente della Repubblica sui decreti legge facendogli firmare dei testi che poi sono stati completamente stravolti in fase di conversione.
  • Svuotato il lavoro delle commisioni parlamentari, dell’aula e addirittura del Consiglio dei Ministri poiché spesso la discussione è avvenuta su un testo che è stato completamente cambiato con un maximendamento sostitutivo dell’ultimo minuto con annesso voto di fiducia (pensiamo alla finanziaria).

A questo punto, grazie questa prassi che si sta consolidando Berlusconi può governare a suo piacimento sulla base di ukase che verranno ratificati dalla maggioranza di yesmen che abbiamo al Parlamento.

Questo non è necessariamente un male, né l’anticamera della dittatura. D’altra parte molti paesi democratici (ad esempio il Regno Unito o gli USA) hanno regimi che danno poco peso ai parlamenti rispetto all’esecutivo. Berlusconi ha poi saputo usare questo potere anche per sbloccare situazioni che agli italiani sembravano urgenti e che Prodi non aveva saputo risolvere, vedi ad esempio i rifiuti campani e la gestione della sicurezza. Il vero problema è che questo potere in Italia non ha nessun freno o contraltare né negli altri poteri dello stato, né nella stampa, né nella pubblica opinione.

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lunedì 28 luglio 08 at 19.29

Pubblicato su La pentola di fagioli

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Il partito che non c’è

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Chi ha letto i post di questo blog penserà sicuramente di avere davanti un tipico esemplare di quelli che Zoro chiama caproni, quelli che sono rimasti fedeli al partito e hanno traghettato il loro voto dal PCI al PDS ai DS e infine al PD. E invece no, devo confessare che dalla fine del PCI ho votato molti partiti, ma solo molto raramente PDS e DS, solo se potevo dare la preferenza a persone che stimavo a livello personale (come ad esempio Nicola Zingaretti).

Il fatto è che io mi considero ancora legato all’eredità di quel PCI degli anni ottanta di cui ho avuto la tessera. Un partito che adesso non c’è più e che non ha lasciato eredi. Temo che il mio futuro politico rimarrà confinato alla ricerca di un partito che non c’è, di un partito che abbia queste caratteristiche che considero ancora attuali:

  • serio, rigoroso, forse anche un po’ austero, che privilegi la sostanza all’apparenza, che non si basi sulle facce, ma sulle idee;
  • un partito che porti avanti con coerenza la questione morale, non per attaccare i propri avversari, ma, innanzitutto,  per fare selezione e pulizia al suo interno. Sia chiaro che per me non si tratta solo di non commettere reati, ma anche evitare di entrare in quella zona grigia di favori, privilegi, cordate di potere, spartizioni che invece ormai viene frequentata allegramente da tutti;
  • una forza politica che ripudi il comunismo sovietico e tutte le dittature di destra e di sinistra;
  • un partito che cerchi nell’Europa e nel rapporto con le socialdemocrazie il suo orizzonte;
  • un partito che non abbia rinunciato ad un ideale ed una prospettiva di riforma radicale della società in senso egualitario;
  • un partito che però sia realista, che privilegi la necessità di governare all’affermazione dei propri principi, consapevole che la politica è l’arte del compromesso.

Il fatto che io abbia votato PD alle ultime elezioni dovrebbe quindi stupire; il PD non è certo il mio partito ideale.

Il problema però è che a sinistra del PD c’è da tempo il deserto: gruppuscoli velleitari che hanno boicottato ogni possibile progresso in questo paese in cambio di un po’ di visibilità. Personaggi innamorati di se stessi che hanno perso ogni contatto con la realtà del paese. Non è certo un caso (e sicuramente non c’entra Veltroni) se hanno tutti preso una tranvata alle elezioni. Non è un caso nemmeno adesso se non riescono nemmeno a costruire un punto di ripartenza comune e se si frantumano sempre più. Non sarà un caso (e certamente non sarà colpa di Veltroni) se nei prossimi anni spariranno nell’indifferenza generale.

Del PD di Veltroni mi era piaciuta l’apertura al di fuori del proprio recinto, mi ero illuso che potesse essere un partito inclusivo delle tante sensibilità della società italiana, un partito dove ci fosse spazio anche per me, anche se non mi illudevo di trovare un partito che mi rispecchiasse mi sarei trovato a casa in un partito che avesse rispecchiato la pluralità di opinioni della sinistra italiana.

Adesso le mie illusioni sul PD sono uscite sconfitte dal ripiegarsi in se stessi del partito, dal rinchiudersi in correnti e fondazioni, dal concentrarsi sullo scontro per il potere interno. Avrei voluto che la sconfitta si trasformasse in un’opportunità di maggiore contaminazione, di un ulteriore passo indietro della classe dirigente rispetto alla base elettorale o anche alla base degli iscritti. Ciò non è stato e francamente a questo punto non so dove rivolgermi per trovare una risposta al mio desiderio di partecipazione.

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lunedì 28 luglio 08 at 12.24

Pubblicato su La pentola di fagioli

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Non perdere di vista il quadro generale

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E’ da un po’ che ci pensavo, adesso lo scrive anche Berselli sull’Espresso: mentre noi ci scanniamo sulla manifestazione sì, manifestazione no (nessuna lezione imparata dal fallimento del governo Prodi evidentemente) nessuno guarda al complesso dell’azione del governo in carica.

C’è in effetti l’attacco alla giustizia, ma questo non deve distrarci dagli altri fronti che, se non altrettanto importanti dal punto di vista della difesa della democrazia, sono senza dubbio più sentiti dall’opinione pubblica. Politiche sociali, politiche fiscali, difesa del potere di acquisto, sicurezza sul lavoro sono tutti campi in cui il governo sta intervenendo pesantemente e mentre noi ci occupiamo di telefonate hard e di chi sia più bravo ad andare in piazza Tremonti, Brunetta, Sacconi e soci stanno facendo dei danni che non sarà semplice rimediare.

A mio modo di vedere l’opposizione dovrebbe denunciare con forza questi scempi, intorno a questi temi potrebbe raccogliere un ampio consenso sia nella propria base che fuori.

  • Iniziamo a dire ad esempio che la social card (oltre ad essere poco dignitosa) costituisce un sollievo molto minore degli sgravi concessi da Prodi.
  • Diciamo anche che porre il tasso di inflazione programmata così al di sotto dell’inflazione reale è un attacco al valore reale dei salari e delle pensioni di tutti.
  • Diciamo che i tagli alla sanità porteranno alla reintroduzione dei ticket.
  • Diciamo che questo governo sta programmando (ufficialmente) un aumento della pressione fiscale.
  • Diciamo chiaramente che la cosiddetta Robin Hood Tax la pagheremo tutti noi visto il regime di cartello in cui operano i settori formalmente colpiti.
  • Diciamo che l’abolizione delle misure anti-evasione costituisce chiaramente un segnale di via libera ai disonesti.
  • Diciamo che si potranno nuovamente richiedere le lettere di dimissioni in bianco al momento dell’assunzione.
  • Diciamo che non solo non si fa nulla per impedire le morti bianche, ma si smantellano quel poco di difese che c’erano.
  • Diciamo che questo governo manda nelle strade i soldati come se ci fosse una guerra civile e poi lascia senza soldi polizia e carabinieri che tagliano le volanti perché non possono pagare la benzina.
  • Diciamo tante altre cose che io adesso sto certamente dimenticando, ma che sicuramente qualcuno potrebbe aggiungere.

Ma soprattutto oltre a questo iniziamo a dire cosa faremmo noi se fossimo al loro posto, iniziamo a fare delle belle proposte, creiamo dei belli slogan da ripetere insistentemente da qui all’autunno e anche oltre. Cerchiamo di far passare il nostro messaggio.

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giovedì 3 luglio 08 at 18.16

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Casca il mondo

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Insomma, a questa manifestazione dell’8 luglio io ci andrei se potessi, ma non le darei questo significato di resa dei conti.

Come notava Diego sarà difficile darne un’interpretazione qualunque sia il risultato. Anzi un’interpretazione la posso già dare: sia che la manifestazione vada bene, sia che si riveli un flop il PD ne uscirà male essendosi chiamato fuori da una protesta sacrosanta.

Il fatto è (e mi ripeto) che il vero problema non è questa manifestazione (che in fondo è solo una risposta alle porcate del governo), ma la mancanza di iniziative e di proposte sui temi che ci dovrebbero caratterizzare.

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mercoledì 2 luglio 08 at 14.10

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Ricambio generazionale

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A pochi giorni dall’iniziativa de iMille che sta riscuotendo parecchia attenzione e dall’intervento molto esplicito di Gianni Cuperlo all’Assemblea Costituente del PD il tema del ricambio anagrafico nel PD è all’ordine del giorno.

Vedo che molti criticano chi propone il ricambio generazionale. Gli argomenti utilizzati sono i soliti: l’età da sola non è un merito, i cosiddetti giovani hanno per lo più oltre quarant’anni, ecc.

Permettetemi di obiettare una cosa: non me ne frega nulla dell’età di chi dovesse subentrare, l’importante è il ricambio della classe dirigente. Quello che vorrei sono volti nuovi, idee nuove, non necessariamente persone più o meno giovani. Non solo, vorrei che questo in futuro fosse il metodo, chi dirige deve sempre essere messo in discussione da una nuova classe dirigente pronta a prenderne il posto e che si fa carico di istanze e di punti di vista nuovi.

Written by mattiaq

martedì 1 luglio 08 at 17.37

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