mattiaq

Sempre allegri (bisogna stare)

Voglia di partecipare

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In questi tempi cupi alterno lo scoramento più profondo e l’incazzatura. Anche la voglia di partecipare attivamente oscilla.

Il problema vero è che se volessi concretizzare questa voglia di partecipazione non troverei il canale per farlo.

Vent’anni fa sapevo cosa fare, avrei potuto attaccare manifesti, avrei potuto volantinare, avrei potuto partecipare ad un dibattito in sezione, oggi non ne ho più la voglia e forse non sarebbero nemmeno più delle attività utili.

Oggi quello che vorrei è un modo per poter influire sulle scelte dei partiti che potenzialmente mi rappresentano. Vorrei essere ascoltato. E invece il messaggio che si riceve a tutti i livelli è “non disturbare i manovratori”.

Per questo in autunno avevo deciso di investire nel PD dopo anni di sfiducia nei confronti di PDS e DS, perché mi sembrava un progetto che assegnava un ruolo anche a chi come me si limitava ad essere un simpatizzante, sia con le primarie, sia con nuove forme di partecipazione che si sarebbero inventate insieme.

Quello che mi aspettavo era un partito che non solo si sarebbe aperto alla partecipazione di forze nuove (e già non sarebbe stato poco), ma che sarebbe venuto attivamente a cercare di coinvolgere tutti quelli che come me erano rimasti alla finestra ad aspettare qualcosa in cui riconoscersi.

Invece sin da subito abbiamo visto assemblee finte, decisioni prese in sedi improprie, scomparsa delle primarie, riemergere delle peggiori logiche correntizie e spartitorie. Corsa alle poltrone dei soliti noti, incapacità di accettare le conseguenze politiche delle proprie azioni. Tutte le persone che avrebbero potuto garantire un ricambio di classe politica (da Cuperlo a Scalfarotto e a tanti altri) non solo sono state tenute lontano dalla stanza dei bottoni, ma gli è stato impedito di porre temi nuovi nell’agenda politica.

C’è stato un tentativo di smuovere le acque da parte di Diego Bianchi con la Fondazione Daje, ma per ora non si scorgono grandi effetti. Il PD continua a muoversi senza una propria chiara linea politica, si limita a dire di sì o ad opporsi debolmente alle iniziative del governo. Anche la sbandierata linea della concordia per le riforme non si è mai ben capito a quali riforme tendesse.

Insomma io resto qua, con molta voglia di dire la mia e senza nessuno con cui confrontarsi.

Secondo me un modo per uscire dall’impasse potrebbero essere una serie di iniziative tematiche, su temi nuovi oppure reinquadrando temi vecchi da prospettive nuove. iniziative che potrebbero essere prese a livello nazionale o locale, che si rivolgano non agli apparati, ma ai simpatizzanti. Non necessariamente delle iniziative di piazza, ma qualcosa che stimoli la partecipazione. Mi piacerebbe che fossero delle specie di assemblee programmatiche aperte. Queste iniziative potrebbero essere in qualche modo una risposta alla richiesta di un PD pride di Cristiana Alicata di qualche giorno fa.

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Written by mattiaq

giovedì 19 giugno 08 a 12.34

Pubblicato su La pentola di fagioli

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